L'
artigianato è un'
attività lavorativa in cui i
dispositivi utili e decorativi sono fatti completamente
a mano o per mezzo soltanto di semplici
attrezzi: gli articoli prodotti tramite
fabbricazione in serie o da
macchine non sono artigianato.
Un artigiano che lavora nel campo della
cesteria
Il termine è applicato solitamente alle metodologie tradizionali di
produrre le merci: gli articoli così prodotti hanno spesso importanza
culturale e/o
religiosa, e comunque contengono alcune qualità estetiche.
Solitamente ciò che distingue il termine di
artigianato da quello di
arte-scienza è un aspetto dell'intenzione: l'artigianato crea oggetti d'uso, che hanno cioè uno scopo oltre la semplice
decorazione. Da un punto di vista della qualità, la differenziazione tra artigiani ed artisti maturò solamente a partire dal
Rinascimento, quando alla
pittura e alla
scultura venne assegnata una maggiore importanza rispetto alle altre attività, considerate nel
Medioevo facenti parte dell'artigianato.
[1] Inoltre nello stesso periodo storico, si creò anche una gerarchia di classi all'interno delle organizzazioni degli artigiani.
L'artigianato generalmente è considerato un lavoro
tradizionale, generato come parte necessaria di vita quotidiana, mentre le arti implicano il perfezionamento di una tecnica creativa.
Nell'
antichità
la formazione di comunità stabili, costituì un incentivo
all'artigianato. Il perfezionamento di un particolare manufatto,
richiese una sempre maggiore specializzazione e quindi la nascita di
caste a conoscenza di segreti professionali. Con l'espansione dei centri
e la sempre crescente domanda di mano d'opera, si installarono comunità
stabili di artigiani, spesso in determinate vie o zone della città.
L'allargamento del commercio consentì ad alcuni centri di specializzarsi
nella produzione di propri manufatti, come nel caso di
Corinto e
Samo per i vasi,
Mileto nelle stoffe e nei tappeti. Lo sviluppo dell'attività artigianale procede di pari passo con quello delle
città e del
commercio
perché la crescente complessità sociale e produttiva di un nucleo
urbano in espansione comporta la diversificazione delle attività
artigianali. La formazione di una rete di scambi tra città o aree
diverse permette una circolazione delle tecniche e delle materie prime,
con il doppio risultato di accelerare il progresso di molte lavorazioni e
di specializzare la produzione artigianale per aree e per città. Dal
punto di vita sociale la figura dell'
artigiano non è facilmente
inquadrabrile; però è chiaro che l'artigiano diventa tanto più
importante ed autonomo quanto più specialista o meno legata al
fabbisogno quotidiano è l'attività svolta. Se l'artigiano che produce
ciotole per la mensa degli schiavi è probabilmente anch'egli uno schiavo
e i ritmi del suo lavoro sono regolati dallo stato, lo specialista che
lavora materiali di lusso come il
lapislazzuli
o crea arredi di pregio gode di più libertà e rispetto sociale.
Pertanto è probabile che, accanto ai laboratori statali, soprattutto in
città molto dinamiche dal punto di vista commerciale ci fosse un
proliferare di piccole
botteghe artigiane che con il tempo si trasformavano in vere e proprie imprese.
L'
Antico Egitto e i grandi stati che si sono succeduti nell'
area mesopotamica
organizzarono anche il lavoro su vasta scala: lo si deduce dalla
standardizzazione dei prodotti ritrovati con gli scavi e da
testimonianze ricavabili da pitture o
bassorilievi.
La produzione artigianale degli oggetti d'uso più quotidiano era
attentamente programmata e sorvegliata dai tecnici statali. Di grande
importanza era la produzione di armi e materiale per l'esercito; ma,
parallelamente, esisteva una produzione meno sofisticata di oggetti e
beni di lusso (
gioielli,
unguenti, vasellame decorativo), destinata all'esportazione. Questi
oggetti talvolta erano vere e proprie opere d'arte. Sono i commerci
gestiti nel
Mediterraneo da
fenici,
cretesi e
minoici
a dare grande impulso all'artigianato di beni di lusso (vetro, oro,
avorio e stoffe pregiate) e alla produzione di vasellami per il
trasporto di olio e vino. Si crea dunque un gusto artistico mediterraneo
che mescola motivi ornamentali e tecniche di diversa provenienza.
In quasi tutto il
mondo greco
l'artigianato diventa l'elemento propulsivo del sistema economico:
città come Corinto e Atene costruiscono sugli scambi commerciali gran
parte delle loro fortune, riuscendo a compensare l'aumento demografico
grazie alle maggiori importazioni alimentari ottenute esportando i
manufatti. La
ceramica,
sebbene prodotta in modo quasi industriale (cioè velocemente, senza
cura per particolari che rendano l'oggetto unico e riconoscibile),
raggiunge un notevole livello artistico. Le botteghe cominciano a
differenziarsi per gusto e stile. La figura dell'artigiano acquista
valore sociale, nelle città a più forte sviluppo commerciale, non ci
sono preclusioni alla carriera politica di conciatori di pelle o
fabbricanti di lampade, che anzi dispongono di patrimoni più vasti di
molti proprietari terrieri.
Nell'
antica Roma la condizione degli artigiani migliorò gradualmente fino a consentire loro di ottenere la dignità di cavaliere. A
Costantinopoli,
si tessero particolari vincoli per prevedere una continuità di mestiere
nell'ambito familiare. In questo periodo storico le officine imperiali
si accostarono, per importanza, alle corporazioni, ed assunsero un ruolo
fondamentale per trasmettere le conoscenze e gli uomini in tutte le
zone dell'Impero. La Roma arcaica riconosce le
corporazioni di mestiere che riuniscono gli artigiani di un determinato settore: pittori, flautisti,
orefici, conciatori,
carpentieri,
calzolai e vasai. La rapida formazione delle strutture statali
moltiplica le figure professionali indispensabili: dagli specialisti che
lavorano per l'esercito ai dipendenti della zecca, dai
tecnici-artigiani per i lavori di costruzione e mantenimento delle terme
ai carpentieri specializzati in teatri, dai tintori di tessuti agli
specialisti in giochi d'acqua per ville e palazzi. In epoca
imperiale si forma anche un
collezionismo di opere d'arte
del passato che tende ad attribuire dignità artistica al lavoro
artigianale e incrementa le attività di riproduzione dei grandi
capolavori dell'
arte greca. La creazione di un vasto impero porta alla
specializzazione territoriale
di molte produzioni (metallurgia nelle province occidentali; ceramica e
prodotti tessili in Gallia) mentre la forte concorrenza provinciale
danneggia progressivamente la produzione italica. Se le piccole imprese
artigianali davano lavoro a quattro-cinque persone, sembra che grandi
manifatture potessero avere anche un centinaio di addetti fra artigiani e
operai. Alcuni studiosi hanno individuato nel sistema produttivo di
epoca imperiale sistemi pre-industriali: nella Gallia Narbonese si pensa
esistessero grandi
laboratori con complessi di duecento forni. È stato calcolato che in
Egitto
una fornace con un unico camino e con un lavoro suddiviso tra vasai e
assistenti fuochisti potesse produrre fino a quindicimila anfore
all'anno. Alcuni documenti testimoniano anche veri e propri scioperi di
operai specializzati di piccole manifatture che rivendicano aumenti
salariali. Non si ebbe però un reale passaggio dalla produzione
artigianale a quella industriale: la transazione fu frenata, tra
l'altro, dagli alti costi di trasporto delle merci, che danneggiavano
l'esportazione dei prodotti d'uso comune, o dalla relativa semplicità e
imitabilità delle tecniche manifatturiere, che impedivano a un'unica
impresa di assumere una posizione nettamente dominante sul mercato. Tra
tutte le corporazioni, una delle più ricche fu quella dei muratori che
già ai quei tempi poteva concedersi il lusso di riunirsi in locali
appositi, chiamati
logge.
[1] Nello stesso periodo la considerazione degli artigiani nel
mondo islamico era piuttosto scarsa, mentre in
Oriente fiorì l'attività artigianale presso i centri religiosi e le corti; in
Cina la pittura venne avvicinata alla
poesia come grado di importanza, a scapito della scultura.
Nel
basso Medioevo,
a causa dello spopolamento dei centri urbani, l'attività artigianale
proseguì quasi esclusivamente nei monasteri e nella sede della corte.
Nei regolamenti comunali, alcune attività ritenute fastidiose per i fumi
o i rumori vennero decentrate in zone periferiche. In questa fase si
diffusero le botteghe a conduzione familiare e iniziarono ad essere
regolamentati i rapporti tra maestro e operaio. L'organizzazione delle
officine imperiali si ritrovò, con molte somiglianze, nei cantieri
dell'epoca che riunivano sotto la guida del capomastro, artisti,
muratori,
falegnami,
orefici, ecc. Nel
secolo IV
gli artigiani sono ormai legati a corporazioni di mestiere, che si
fanno garanti del pagamento di tasse fisse. In questo modo la
professione diventa ereditaria. Con la graduale riduzione dei mercati e
la regressione del mondo urbano, l'organizzazione economica dell'età
imperiale, altamente specializzata e diversificata, subisce una profonda
trasformazione. La produzione artigianale, strettamente legata allo
sviluppo della città, subisce una grave contrazione. Il processo di
disgregazione economica si conclude con il frazionamento politico
dell'impero e l'insediamento di nuove popolazioni che riorganizzano le
attività produttive su esigenze differenti e nell'ambito di un nuovo
mercato a scala regionale, se non addirittura locale. L'artigianato si
concentra perlopiù sulla produzione di armi e attrezzature militari per
la classe di guerrieri, dominante nel nuovo ordine di cose. L'apporto
delle tecniche metallurgiche dei popoli non romani è importante e incide
sulla produzione artigianale. I longobardi, soprattutto dopo la
conversazione al cristianesimo e la piena integrazione delle maestranze
italiche, sviluppano una produzione artigianale che si segnala
soprattutto nelle arti decorative (monili e gioielli) e nella scultura.
Tuttavia, al di fuori dei centri che mantengono un'importanza politica,
le tecniche si riducono e si semplificano, portando a un artigianato non
specialistico di sussistenza, cioè ridotto alla produzione degli
oggetti necessari alla sopravvivenza quotidiana; perlopiù si tratta di
strumenti di lavoro in legno. L'economia curtense, chiusa all'interno
del feudo signorile, consolida questo modello con la formazione di un
piccolo artigianato di villaggio che garantisce alla comunità e al
castello una serie di lavorazioni. Emerge, come accadeva nei villaggi
del mondo antico e nelle società tribali, la figura del fabbro, che
produce le armi per il signore e i suoi soldati e si occupa della
ferratura dei cavalli. La nuova organizzazione sociale di tipo feudale,
che riconosce il potere solo nella proprietà della terra, lo relega però
a un ruolo subalterno che non gode di particolare prestigio.
La scarsa circolazione delle merci ostacola lo sviluppo tecnico. Soltanto a partire dal
secolo X
la rinascita agricola permette un nuovo e significativo sviluppo
dell'artigianato nell'ambito contadino grazie alla diffusione di nuovi
strumenti sia nei villaggi sia nei centri più grandi, dove si
rivitalizza l'attività commerciale. I centri con fiere e mercati danno
un impulso particolare alla produzione artigianale, che comincia a
specializzarsi localmente e a diversificarsi anche grazie
all'utilizzazione di materiali sino ad allora rari o addirittura
sconosciuti. I commerci via mare richiedono la costruzione di navi. Le
città si ampliano e si arricchiscono di monumenti e di edifici pubblici,
sollecitando così l'artigianato connesso con l'edilizia, dalla
produzione di mattoni alla lavorazione di marmi, pietre e materiali di
pregio. Nel
secolo XII
il processo è ormai consolidato in tutta Europa. Le città si
differenziano con lavorazioni che vengono poi esportate o producendo
merci ulteriormente lavorate altrove. Firenze si specializza nella
produzione di tessuti di lana, togliendo il primato a Lucca, che si
concentra nella lavorazione della seta. Le città delle
Fiandre
scelgono la produzione di armi, attrezzi in ferro, velluti e broccati,
ma raggiungono il primato in Europa nella lavorazione di tessuti di lana
di lusso, anche grazie alla qualità della materia prima. Il ciclo
produttivo che porta alla lana filata è complesso e comprende molte
operazioni (come la lisciatura, la battitura, la pettinatura, la
cardatura): si cerca pertanto di concentrare tutta la lavorazione in
città per migliorare l'organizzazione del lavoro, riducendo i tempi e i
costi. Le Fiandre, dove tutto il processo produttivo si compie in città,
introducono innovazioni che aumentano la qualità del prodotto e
contribuiscono alla sua affermazione sui mercati. Lo sviluppo del
commercio della lana incentiva la scoperta della
ruota per filare, che accelera i tempi di lavorazione, e del
telaio orizzontale
a pedale, che sostituisce quello verticale. Un'organizzazione delle
fasi produttive simile alle Fiandre, si afferma per la seta a Lucca,
dove il processo inizia con l'allevamento del baco e si conclude con la
tessitura del prodotto.
Genova si specializza invece nella lavorazione di prodotti comprati in città senza sbocco al mare, come
Lucca o
Piacenza, che poi li esporterà. Si sviluppano quindi attività come la
tintoria o la
sartoria.
Milano, ben collegata con le città dell'
Europa settentrionale, diventa un centro importante per l'
oreficeria e la
lavorazione delle armi.
Si crea insomma un complesso sistema di scambi e interdipendenze
economiche che mette in relazione città europee assai distanti fra loro,
stimola lo sviluppo tecnico e qualitativo dei prodotti e incide
sull'organizzazione del lavoro. Ci sono botteghe artigiane di tipo
famigliare, in cui il lavoro si tramanda di generazione in generazione e
dove lavorano apprendisti che potranno, nei casi più fortunati, aprire
una bottega per conto proprio. Ma ci sono anche, nelle città più vitali,
grandi manifatture, proprietà di mercanti-imprenditori, spesso
organizzati in società, che impiegano decine e decine di operai
salariati. Le corporazioni, che cominciano a diffondersi già nel
secolo XI,
sono organizzazioni di mestiere che nascono con l'intento di proteggere
il prodotto dall'analogo bene importato (intento protezionistico) e di
assistere gli artigiani membri della corporazione in caso di malattie,
disgrazie, tracolli economici, lutti (intento assistenzialistico). Si
vogliono difendere, anche con interventi politici, i prodotti dalla
concorrenza e suddividere i forti rischi delle nuove attività che
prevedono l'esportazione e la vendita dei prodotti su mercati lontani.
Le corporazioni regolano minuziosamente l'attività: concordano infatti
precise normative sui prezzi delle merci, gli orari di lavoro, i salari e
perfino le modalità di lavorazione di determinati prodotti. Attraverso
le corporazioni, il ceto artigiano giunge a controllare politicamente la
vita di molte città. La differente forza economica delle varie attività
definisce i rapporti di potere all'interno della classe stessa. A
Firenze,
per esempio, si definisce una gerarchia fra arti maggiori – mercanti,
banchieri, giudici, notai, artigiani della lana, della seta e delle
pelli, che hanno maggiore disponibilità finanziaria e gestiscono
manifatture per l'esportazione –, arti mediane – calzolai, rigattieri,
fabbri, beccai, artigiani del legno e della pietra legati più che altro
alla bottega e al mercato cittadino –, e arti minori – che operano
esclusivamente all'interno della città. Nelle regioni dove
l'organizzazione raggiunge il suo apice nella prima metà del
secolo XIV. La vasta e straordinaria produzione artistica (
affreschi,
arazzi,
sculture)
e l'architettura gotica, con le innovazioni tecniche che permettono un
notevole sviluppo in altezza degli edifici e con la ricchezza decorativa
(si pensi al
Duomo di Milano, a quello di
Orvieto o a
Notre-Dame di Parigi),
testimoniano la diffusione di artigiani molto qualificati (maestranze) e
l'attenzione che le realtà cittadine e le autorità laiche e religiose
rivolgono alle arti. La costruzione di una cattedrale o di un palazzo
comunale richiede lo sforzo economico di tutta la collettività. D'altra
parte ogni bottega artigiana viene variamente coinvolta nell'impresa.
Fu ai tempi dell'
Umanesimo
che le corporazioni raggruppanti le arti del disegno iniziarono a
staccarsi dalla altre, invocando trattamenti migliori, ma bisognerà
attendere la costituzione delle
Accademia per assistere ad una distinzione economica e pratica tra gli artigiani e gli artisti.
Nel
Settecento se da un lato il commercio sempre più crescente richiese la formazione di complessi industriali, come quello di
Murano per il
vetro,
dall'altro serpeggiò soprattutto nelle corti la preoccupazione per la
crisi dell'artigianato, al punto da introdurre nuove tecniche di
lavorazione, come quella della pietra dura a
Firenze. In quegli anni sorsero le scuole di arti e mestieri destinate a preparare gli artigiani.
Nell'
Ottocento, la reazione contro la produzione di massa trovò il suo massimo esponente nel movimento
Arts and Crafts Movement, che sostenne il ritorno ad una produzione di alta qualità artistica.
Nel secolo seguente le scuole cercarono di avvicinarsi sempre più
all'industria e l'esempio più significativo è stato quello del
Bauhaus, scuola di arti e mestieri tedesca.