TARANTO - Per Peacelink i tarantini continuano a respirare fumo passivo e ad essere esposti ai micidiali inquinanti dell’Ilva, come gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici). L’Arpa smentisce e parla di facile allarmismo, osservando che i dati «vanno intepretati e sono puramente orientativi».È una guerra di numeri quella tra gli ambientalisti e l’Agenzia regionale di protezione ambientale. E intanto in serata, nel mare di Taranto, si segnala un’inquietante chiazza rossa. La Guardia costiera ha escluso che la colorazione del mare sia legata a inquinamento da idrocarburi, confortata in serata dalla stessa Arpa, da cui è giunto un invito alla calma così come scritto in una nota della Capitaneria di porto. «Le analisi di laboratorio, i cui esiti saranno resi noti nei prossimi giorni, dovrebbero confermare - si legge - l’origine naturale del fenomeno, scongiurando così i timori di tanti cittadini sulla natura inquinante della sostanza anomala riscontrata». La rassicurazione non ha convinto il consigliere comunale di Taranto e presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, il quale parla di «fatto estremamente grave».
Tornando ai fumi dei camini Ilva, secondo Peacelink, i valori rilevati negli ultimi due mesi del 2013 sono «inaccettabili». Contestate anche le dichiarazioni tranquillizzanti del commissario e del sub commissario dell’Ilva, Enrico Bondi ed Edo Ronchi. A illustrare le misurazioni degli Ipa, contenute in un dossier che sarà consegnato alla procura e inviato alla Commissione europea, Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink Taranto, Antonia Battaglia e Fulvia Gravame. Le emissioni di Idrocarburi policiclici aromatici sono state registrate con l'analizzatore «Ecochem Pas 2000 Ce» (simile a quello in dotazione ad Arpa e Ilva) che il Rotary Club ha affidato all'associazione ambientalista. Le concentrazioni medie rilevate da PeaceLink in via Dante (zona Bestat), in cui si trovano molte scuole, hanno fornito «risultati significativi. La zona monitorata dista circa 5 chilometri dall'Ilva e a quella distanza le concentrazioni medie di Ipa sono risultate: 17,7 nanogrammi/m3 a novembre 2013 e 22 ng/m3 a dicembre». La media è di 19,8 ng/m3, mentre i valori accettabili si attestano sui 6 ng/m3 e quelli eccellenti sui 2 ng/m3.
Ma Peacelink fa notare che i valori diffusi dall'Arpa sono addirittura peggiori: nel rione Tamburi ad agosto si è registrata una concentrazione di Ipa di 30,8 ng/m3, a settembre e ottobre sono state sospese le rilevazioni, a novembre il dato rilevato è di 34,5 ng/m3 e a dicembre di 43,9 ng/m3 per una media di 36,4 ng/m3, che supera di circa il doppio quella riscontrata nel 2009/2010, ovvero di 19,2 ng/m3.
Ragionando sui dati acquisiti, secondo il presidente di Peacelink, «è possibile smentire chi definisce “salubre” l'aria di Taranto. Intendiamo in particolare sottoporre a critica le dichiarazioni del subcommissario Ilva Edo Ronchi, il quale sostiene che vi sarebbero stati miglioramenti dell'aria di Taranto».
Spegne sul nascere gli allarmismi il direttore dell’Agenzia regionale di protezione ambientale Giorgio Assennato, per il quale «Il valore assoluto di quei dati non ha alcun significato e non rappresenta alcun pericolo. Noi sfruttiamo questi dati come modello concettuale per verificare la dispersione degli Ipa dalla cokerie verso il quartiere Tamburi. Ci interessano gli scarti e non i valori assoluti. Purtroppo l'Ilva non ci aiuta in questo senso e la centralina che monitora le cokerie è sottoposta a trattamento intensivo di tipo protettivo tale da rendere impossibile qualsiasi valutazione, come denunciato e come denunceremo ancora ad Ispra. Certe esternazioni - chiosa Assennato - determinano anche disorientamento in un’opinione pubblica già scossa». lagazzetta del mezzogiorno

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