Secondo l’accusa, Portone avrebbe prodotto fatture false al Comune di Taranto per prestazioni di beni e servizi in cambio dei compensi e Lubelli, Patella e Prenna avrebbero disposto il pagamento illecito di quelle fatture, utilizzando somme provenienti da finanziamenti e mutui al posto dei fondi economali previsti dal Regolamento contabile comunale. Dagli atti acquisiti dagli agenti della Digos presso la Direzione Risorse Finanziarie del Comune sono emersi mandati di pagamento in favore della «Nuova Promosport» per quasi 7 milioni di euro nel periodo compreso tra il 2003 ed il 2005. Il pubblico ministero, nel dettaglio, ha chiesto al tribunale di ritenere prescritte le contestazioni fatte a Portone, Lubelli, Prenna e Patella di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al falso ideologico e di condannare gli stessi invece per i due capi di imputazione riguardante il peculato. Il primo, contestato a Lubelli, Portone e Patella, concerne un episodio avvenuto nel marzo del 2005, quando i tre imputati si sarebbero appropriati di materiale informatico pagato dal Comune di Taranto con circa 30mila euro e destinata originariamente ai comitati elettorali degli allora candidati alla carica di sindaco Rossana Di Bello, primo cittadino in carica, e Ludovico Vico, sostenuto dal centrosinistra. L’altro, più complessivo, invece, riguarda invece l’appropriazione di di 5 milioni e 551mila euro che Portone, Lubelli, Patella e Prenna avrebbero compiuto attraverso il pagamento delle fatture presentate dalla Nuova Promosport per forniture mai realizzate oppure «gonfiate» nei confronti del Comune di Taranto. A D’Angiulli viene contestato la simulazione di reato, in concorso con Portone, per aver denunciato il furto di documentazione contabile dal furgone della Promosport che utilizzava per lavoro, e il favoreggiamento. Alla fine di giugno, scattò un nuovo maxi-sequestro di beni ai danni di Francesco Portone. Il tribunale, accogliendo l’istanza presentata dall’avvocato Massimo Saracino, legale di parte civile per conto del Comune di Taranto, dispose il sequestro conservativo di beni immobili ubicati tra Taranto e Milano, per un valore di circa 5 milioni di euro Portone, come dimostrato dal consulente di parte civile, avrebbe ceduto parte dei suoi beni, ad un prezzo nettamente inferiore a quello reale. Dunque, secondo il tribunale c’era il serio rischio per i futuri creditori di non poter contare su un patrimonio sul quale rivalersi. Dopo il pubblico ministero, ieri hanno discusso l’avvocato Massimo Saracino (che per il Comune di Taranto ha chiesto 6 milioni di euro di danni), i legali difensori Francesca Conte, Domenico Di Terlizzi e Francesco Nevoli. Repliche e probabile sentenza a metà gennaio.
TARANTO - Taranto è senza sindaco fino a domenica e, dopo sei anni e mezzo, lo spettro di elezioni anticipate per la prima volta s'insinua nelle stanze di Palazzo di Città. In assenza di un vicesindaco, ieri mattina Ippazio Stefàno, a causa di problemi di salute, ha assegnato le sue funzioni di primo cittadino all'assessore comunale ai Lavori pubblici, Lucio Lonoce, esponente del Partito democratico vicino politicamente al deputato Michele Pelillo. A comunicare la volontà del sindaco a Lonoce è stato il capo di gabinetto Giuseppe Licciardello, il quale gli ha riferito del conferimento delle funzioni "presumibilmente" fino al 22 dicembre, secondo quanto lo stesso Stefàno ha scritto nero su bianco. Pare però che la data potrebbe ulteriormente slittare perché la situazione di salute del sindaco è sotto controllo ma necessiterebbe di un periodo prolungato di convalescenza.Stefàno, 69 anni il prossimo 25 agosto, si trova in Emilia Romagna da una settimana,precisamente dal giorno precedente all'ultimo Consiglio comunale, durante il quale è risultato appunto assente. Le condizioni del primo cittadino destano preoccupazione perché, secondo quanto si apprende da persone a lui vicine, la situazione appare abbastanza complicata e d'ora in poi "dovrà allontanare ogni forma di stress". E fare il sindaco richiede tutt'altro che riposo, specie a Taranto, città avvitata sulla questione ambientale (per la quale Stefàno è indagato assieme ad altri cinquantadue) e su numerose vertenze che hanno emaciato la classe politica. Senza dimenticare che il sindaco fino a giugno dello scorso anno, sino al giorno della sua rielezione, ha girato armato con una pistola addosso perché ha dichiarato di subire minacce di morte dalla mattina alla sera.Quando Stefàno tornerà a Taranto, dunque, dovrà decidere, molto probabilmente contro la volontà dei medici, se proseguire col mandato conferitogli dagli elettori fino alla primavera del 2017, quando sarà alle soglie dei 72 anni, oppure optare per le dimissioni fino all'ultimo giorno utile per consentire le elezioni amministrative nella prossima primavera contestualmente a quelle europee, senza lasciare la città per troppo tempo a un commissario prefettizio. Guai fisici che, ovviamente, il primo cittadino non ha potuto prevedere un anno e mezzo fa, quando ha deciso di ricandidarsi.
La nomina di Lonoce è stata necessaria in quanto proprio oggi deve rappresentare il sindaco per presiedere l'assemblea straordinaria dei soci dell'Amiu e certificare la ricapitalizzazione dell'azienda municipalizzata con 20 milioni di euro messi dall'amministrazione comunale, utili per ripianare i debiti contratti sino ad oggi.
Una scelta che Stefàno ha voluto far ricadere su Lonoce perché evidentemente lo ritiene il più affidabile della sua giunta. L'assessore del Pd, infatti, pure nella precedente consiliatura, anche quando il partito inizialmente è stato all'opposizione, non ha mai smesso di dialogare col sindaco fungendo inoltre da "stampella" alla maggioranza quando ci sono stati da approvare provvedimenti nell'interesse della città.
"Confermo che la scelta del sindaco di indicare Lonoce è stata presa in assoluta autonomia e senza consultare il nostro gruppo perché sicuramente apprezza le qualità del nostro assessore. Ad ogni modo non è il momento di gioire perché ci dispiace di questa situazione e a tal proposito vorrei esprimere la vicinanza del Pd al sindaco". Il commento è di Gianni Azzaro, capogruppo dei democratici in Consiglio comunale, il partito di maggioranza relativa dal quale il primo cittadino ha pescato il suo facente funzioni. Una scelta che sicuramente ha chiarito la volontà di Stefàno circa un eventuale rimpasto che il Pd ha chiesto di attuare subito dopo le feste. Ma per ora a turbare la quiete a Palazzo di Città è la salute del sindaco.NUOVOQUOTIDIANODIPUGLIA
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