sabato 21 dicembre 2013

REGALO DI NATALE Ilva, la Cassazione annulla il sequestro degli 8,1 mld ai Riva

Tornano nella disponibilità della holding della famiglia Riva gli 8,1 miliardi sequestrati nell’ambito dell’inchiesta sull'Ilva di Taranto. La Cassazione ha annullato il sequestro di beni e disponibilità finanziarie di Riva Fire (Finanziaria industriale Riva Emilio) nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale, e ha disposto la restituzione di tutti i beni.
La decisione della sesta sezione penale è arrivata nel tardo pomeriggio, dopo che in mattinata si era svolta l’udienza a porte chiuse, che aveva unificato i ricorsi presentati separatamente anche dalla collegate Riva Forni Elettrici e Riva Energia, cui in luglio il gip Patrizia Todisco aveva esteso il sequestro inizialmente disposto il 24 maggio. I giudici del collegio hanno aderito alla richiesta del sostituto pg Canevelli, che si era pronunciato per l’accoglimento del ricorso presentato dagli avvocati Franco Coppi e Carlo Paliero.
Il sequestro annullato riguardava i beni e le disponibilità finanziarie della holding, sulla base della quantificazione elaborata dai custodi giudiziari degli impianti dell’area a caldo del siderurgico tarantino. Secondo i consulenti della procura, gli oltre 8 miliardi sarebbero una cifra equivalente alle somme che dal 1995 (anno di acquisizione della Italsider pubblica) l’Ilva avrebbe risparmiato non adeguando gli impianti del Siderurgico, e in particolare quelli dell’area a caldo (sotto sequestro dal 26 luglio 2012, anche se la fabbrica non si è mai fermata), alle normative ambientali, pregiudicando l'incolumità e la salute della popolazione. La tesi degli inquirenti tarantini è che gli investimenti non eseguiti si siano tradotti in un guadagno illecito: un tesoretto che i Riva avrebbero accumulato risparmiando sulla salute dei cittadini.
In totale sotto sequestro erano finiti beni, di cui è custode e amministratore giudiziario il commercialista Mario Tagarelli, per poco meno di due miliardi, di cui le liquidità ammontano a circa 56 milioni di euro.
All’indomani dell’esecuzione dell’ordinanza da parte della Guardia di Finanza, in settembre, il gruppo aveva annunciato la chiusura di sette stabilimenti e di due società di servizi e trasporti facenti capo a Riva Acciaio sparsi in tutta Italia, con la messa in libertà di circa 1.400 addetti. Chiusura durata 20 giorni, e revocata dopo la precisazione da parte dei magistrati tarantini che "non è stata posta alcuna preclusione all’uso dei beni da parte del soggetto proprietario".

Nessun commento:

Posta un commento