TARANTO - C’è un punto, nella zona del Parco Galeso, tra la foce del fiume, e i vecchi cantieri Tosi, dove è visibile una discarica abusiva molto ampia, composta principalmente da materiali inerti e ferrosi. «Qui, se una calamita viene trascinata su un fondale di pochi centimetri, quasi immediatamente si ricopre di polvere di ferro, ed è la dimostrazione palese di come questo tratto sia compromesso». A parlare è Giuseppe Aralla, del movimento «Taranto Respira», che ieri insieme ad altri associati, ha partecipato ad un tour sulle coste del Mar Piccolo, organizzato per fare il punto sul livello di inquinamento di alcune tratti del litorale.
«Il parco - continua Aralla - è visibilmente in stato di abbandono. E’ invaso da discariche a cielo aperto. Tutta la zona andrebbe ripulita e bonificata prima di qualunque altro intervento». Il sopralluogo, sabato mattina, è servito ad evidenziare come «non sia ipotizzabile un intervento di bonifica di questo bacino naturale prescindendo dall’intervento preventivo sulle fonti inquinanti». Concetto, questo, più volte ribadito in passato dal movimento ambientalista, un pensiero che sarà espresso il 17 dicembre, durante la riunione della «cabina di regia» presso il comando provinciale dei Vigili del Fuoco, istituita in virtù del protocollo d’intesa siglato a Roma, per «interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto».
Saranno ascoltate anche Peacelink, Wwf, Lipu, Altamarea, Fondo Antidiossina, Taranto- Lider.
Il tour di sabato è iniziato nella zona del primo seno del Mar Piccolo, quello più inquinato, tanto da non poter essere più utilizzato per la maturazione dei mitili, all’altezza dell’ex Centrale del Latte. «Qui - spiega “Taranto Respira” - è installata l’idrovora che aspira acqua per l’Ilva, 55mila litri al secondo, una quantità enorme. Si calcola che se non ci fosse la compensazione dei citri e l’ingresso di acqua dal Mar Grande, il bacino del Mar Piccolo si prosciugherebbe in un mese. Ecco perché pensiamo che un’idrovora di tale potenza possa avere un impatto enorme in un bacino tutto sommato di scarse dimensioni. Proprio per questo, il Mar Piccolo, che aveva in passato un contenuto salino minore, oggi è molto simile al Mar Grande e questo ha sconvolto antichi equilibri sull'ecosistema».
Un altro problema messo in evidenza sabato, durante il sopralluogo, è l’immissione di acque provenienti dal depuratore di Monteiasi che tratta gli scarichi anche di Grottaglie. Queste acque, attraverso il canale D’Aiedda, sfociano in prossimità della palude La Vela, nel secondo seno del Mar Piccolo. «Non conosciamo il livello di efficacia del depuratore di Monteiasi, ma certamente è una situazione da considerare attentamente - conclude “Taranto Respira” -. Quelli da noi evidenziati sono solo alcuni esempi di criticità da tenere in considerazione e risolvere ancor prima di iniziare qualunque tipo di bonifica dei fondali». lagazzettadelmezzogiorno

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