domenica 8 dicembre 2013

Nichi Vendola e Taranto, intervista con Gaetano Cataldo

Dall'Ilva alle primarie Pd, conversazione con il coordinatore regionale di Sel
Nichi Vendola e Taranto, intervista con Gaetano Cataldo
Gaetano Cataldo, classe 1980, di Molfetta ma vive a Bari, è coordinatore regionale Sel. Una laurea in Economia e commercio e una passione per la politica dai tempi del Liceo classico. Lo incontriamo al congresso tarantino di Sinistra ecologia e libertà. Più di un centinaio di militanti, fra i quali molti ragazzi si affidano a lui per decidere la linea programmatica del partito.
Dott. Cataldo, lei è uomo di numeri, quindi tralascerò giri di parole e frasi a effetto: Nichi Vendola non mette piede a Taranto da troppo tempo. Perché?
Questo non significa che non si occupi di Taranto. Se c’è una ferita che continua a dolere è questa: il sospetto che Nichi non voglia mettere più piede a Taranto, città alla quale tanto deve e per la quale molto ha fatto. C’è chi alle contestazioni reagisce con maggiore spavalderia e c’è chi invece le subisce intimamente, fino a inibirsi l’accesso ad alcuni luoghi.
Ricordo un Nichi Vendola, durante la campagna per le regionali del 2005 e del 2010, accolto a Taranto da un affetto e un’ammirazione che non ho mai più visto nei confronti di nessun altro esponente politico. Le contestazioni del 2012 sono il frutto di errori che Nichi ha certamente commesso. Mi dica quali secondo lei.
Nichi ha commesso gli errori che commettono tutti quelli che affrontano un problema e tentano di risolverlo. Ha scelto volutamente la strada più complicata: non inchinarsi al ricatto balordo della messa in strada di migliaia di operai dell’Ilva e non cedere a torsioni populiste e semplificazioni che invocano la chiusura della fabbrica. La cosa più difficile da fare è mantenere in equilibrio lavoro e salute. È un errore assumersi la responsabilità di governo su Taranto, dopo decenni di silenzi consapevoli e compiaciuti? È un errore lottare per evitare da un lato che i tarantini continuino a morire e dall’altro che restino per strada 20mila famiglie? Se c’è un errore è quello di non aver rivendicato la vicenda di Taranto come la storia di una lotta collettiva.
Secondo lei, Nichi Vendola cosa pensa di fare per recuperare il rapporto con la città di Taranto?
Conosce la leggenda “P.i.D” ovvero “Paul is Dead”? Da alcuni decenni circola una famosa teoria del complotto che sostiene la morte nel 1966 di Paul McCartney. Ovviamente è stato difficile per McCartney spiegare che non era così. Dopo un po’ di sbandamento ha dichiarato “Se fossi morto, sarei stato il primo a saperlo”. Ed ha ripreso a fare concerti con i Fab-Four anche se c’è ancora qualcuno in giro che pensa che Paul McCartney sia un impostore.
Lo stesso accade a Vendola: puoi sgolarti a spiegare che non c’è nessuna connessione o subalternità ai padroni dell’acciaio, ma ci sarà sempre qualcuno, pochi o tanti, che a Taranto non ci crederanno. Però non puoi fermarti: devi continuare ad ambientalizzare la fabbrica, intensificare i controlli, far rispettare le leggi. Con il tempo saranno sempre meno quelli che penseranno che “Paul is dead” o che Vendola abbia un legame subalterno ai Riva.
La puntata di Report sull’Ilva ha contribuito a schiarire l’orizzonte così nebuloso e ha certamente fornito elementi che hanno chiarito alcuni aspetti del rapporto malsano fra i Riva e la politica. Non un euro è stato dato a Vendola o a Sel.
All’amministrazione regionale di Fitto si rimproverava di essersi chiusa nel palazzo. La regione Puglia di Nichi Vendola ha commesso lo stesso errore: solo chi gravita lì intorno, solo chi ha tempo, strumenti e voglia di informarsi riesce a mantenere un contatto; tutti gli altri, colpevolmente o no, rimangono esclusi. Una regione che lavora, ma non comunica all’esterno, non può lamentarsi se viene percepita come insolvente. Molti a Taranto accusano Vendola di aver abbandonato a se stessa la situazione ambientale e industriale locale, cosa risponde?
Rispondo con le tre leggi regionali per limitare le emissioni inquinanti, (oltre le competenze regionali, tanto che ogni volta i governi nazionali ci hanno messo i bastoni tra le ruote), una legge regionale per la valutazione del danno sanitario correlato alla produzione e all’inquinamento, l’istituzione del registro tumori certificato AIRTUM, lo sblocco degli investimenti sanitari per Taranto, che il governo Monti, ossessionato dal controllo del piano di rientro sanitario, voleva bloccare: queste le prove, della presenza di Vendola e del governo regionale su Taranto.
Come mai Taranto improvvisamente, a partire dal 2005, è diventata una battaglia nazionale? Sono almeno 40 anni che diverse realtà dell’associazionismo provavano a sollevare il tema, così come non è la prima volta che la magistratura prova a intervenire. In passato, però, entrambi i tentativi non hanno varcato quasi mai i confini geografici della provincia jonica. La regione Puglia non si è messa di traverso. Al contrario: ha agevolato il disvelarsi della questione.
Mi permetto di dire che Sel ha un problema con la comunicazione. E anche con la riconoscibilità: spesso quando si parla di Sel bisogna aggiungere “il partito di Nichi Vendola” perché l’interlocutore lo identifichi. State lavorando in questa direzione?
La politica ha un’ascendente rilevante se sa comunicare e i partiti sono pessimi comunicatori. Occorre, tuttavia, evitare l’opposto: un partito non può prendere le prime pagine, cartacee e web, solo per le primarie, per gli scandali o per le offese alla Boldrini. Sarebbe utile che tutti facessero uno sforzo comunicativo, anche i mezzi di comunicazione che spesso propongono semplificazioni della realtà, e che i soggetti politici fossero riconoscibili per le proposte che fanno.
Sel farà uno sforzo di riconoscibilità ulteriore al congresso (24-27 gennaio 2014 – n.d.r.): Nichi stesso ha chiesto di togliere il suo nome dal simbolo. Per noi sarà un sacrificio ma è anche una sfida da raccogliere.
L’importante è non perdere di vista lo spazio politico che Sel deve rafforzare: a sinistra e non in un ambito indistinto che con l’aggettivo “democratico” indica che c’è posto per tutti.
A proposito di democratici, per le primarie dell’8 dicembre per chi voterà?
Sel ha il suo congresso e quindi non voterò. Spero vinca Civati. O perlomeno che non vinca Renzi.
Ma Vendola aveva detto che Renzi…
Non era una causa ostativa per future alleanze. Insomma, sono i contenuti a determinare le coalizioni. Il presupposto per l’alleanza con il Pd è la fine delle larghe/piccole/chiare intese.
Le malelingue che commettono tanti peccati, ma ci azzeccano quasi sempre, dicono che Vendola miri a più alte poltrone nazionali e/o europee quindi non ha più alcun interesse a recuperare il rapporto con Taranto…
Quello che vuole fare Nichi è di sua esclusiva pertinenza. Sono convinto che lui non è preoccupato del suo destino personale, così come non lo è il partito. Non lascerà le cose a metà o senza dare loro la forma che meritano. Insomma Taranto non è una vicenda che può concludersi così, come il peggior divorzio finito male, va ricondotta nei giusti canali di confronto e di dialogo.
Mi vuole far credere che senza avere più alcun interesse elettorale Nichi tornerà a Taranto?
Come vede in questo congresso, Sel a Taranto, c’è. Ma è chiaro che Nichi deve tornare a Taranto dalla porta principale e al di là delle scadenze elettorali.
È una promessa?
È una certezza.

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