mercoledì 2 ottobre 2013

ILVA TARANTO VELENI PER ALTRE 3 GENERAZIONI



Gli effetti dell’inquinamento colpiranno anche le prossime tre generazioni di tarantini e compromettono la capacità di proliferare.
Questi i dati più sorprendenti emersi ieri nel corso del convegno “Salute, ambiente e lavoro”, organizzato dagli ordini dei medici delle province di Taranto e Brindisi, dalla federazione nazionale Fnomeco e dall’Isde, l’associazione internazionale dei medici per l’ambiente, che si è svolto nell’ex convento di San Francesco.
A Taranto, una coppia su quattro è sterile per effetto delle emissioni nocive dell’Ilva e dell’area industriale. Ma non è questo l’unico dato che preoccupa. Dagli studi condotti, infatti, è emerso che il 26% delle donne è in menopausa precoce. Secondo Raffaella Depalo, ginecologa dell’Unità di Fisiopatologia della Riproduzione umana del Policlinico di Bari, «è necessario istituire un osservatorio epidemiologico». In uno studio dello scorso anno, ha aggiunto la dottoressa Depalo «abbiamo evidenziato nelle donne, e in particolare nelle cellule della granulosa che sostengono l’ovulo nella crescita e lo portano nella maturità, delle alterazioni nella catena di espressione dei recettori per gli estrogeni, sostanze che sostengono la crescita follicolare e la maturazione ovocitaria».
Ma l’inquinamento sarà per i tarantini un’eredità pesantissima. Lo ha detto con toni molto seri il dottor Agostino Di Ciaula, presidente della sezione pugliese dell’Associazione internazionale Medici per l’ambiente. «Anche se l’Ilva fermasse adesso i suoi impianti – spiega – i tarantini continueranno a pagare in termini di danni alla salute almeno per le prossime tre generazioni. Per questo è urgente, prima di ogni altra cosa, fermare le fonti di emissione».
Di Ciaula ha inquadrato il cuore del problema. «L’area a caldo – aggiunge – anche nei prossimi anni emetterà enormi quantità di inquinanti, nonostante le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale».
I medici di tutta Italia, quindi, fanno fronte comune per curare la città dell’acciaio.
«L’intera professione medica si sta interrogando sul futuro di questa città. C’è qualcosa che non ha funzionato fin’ora in questo sistema che avrebbe dovuto garantire la salute – queste le parole del presidente dell’ordine dei Medici di Taranto, Cosimo Nume – come medici vogliamo essere sentinelle di questa svolta, perché non si ripetano gli stessi errori. Il fatto che al convegno partecipino il comitato centrale della Fnomeco e la commissione nazionale Ambiente, è testimonianza che l’attenzione nei confronti di Taranto e dei suoi problemi non è solo un impegno dei medici tarantini o brindisini, bensì il comune sentire dell’intera professione. Come cittadino di Taranto- conclude- non posso che essere soddisfatti che si sia avviato un processo contro l’Ilva che spero convinca questo paese che Taranto è il problema dei problemi. Se non si scioglie il nodo della salute e dell’occupazione in questa città, probabilmente questo paese avrà una pesante battuta d’arresto».
Ecco dunque che il convegno diventa un momento di riflessione condiviso tra il mondo scientifico, la classe medica e i cittadini, riguardo la difficile ed esasperante situazione ambientale che vive ormai da decenni la città di Taranto.
Un’analisi approfondita di quelli che sono i danni sanitari legati all’inquinamento, non solo riconducibili alle neoplasie, bensì ad altre problematiche meno conosciute e per questo considerate, «su cui è necessario intervenire ora che la coscienza ambientale di questa città si è finalmente risvegliata – ricorda ancora Nume – e per non subire domani l’insulto di malattie che avremmo potuto probabilmente prevenire con azioni mirate».
Si discuterà pertanto, non di tumori, ma dell’azione degli inquinanti ambientali sulle funzioni neurosensoriali, riproduttive ed endocrine.
Ne ha parlato, durante il suo intervento, il dottor Alberto Mantovani, direttore di tossicologia alimentare e veterinaria-Iss. Nello specifico ha relazionato sul trasferimento, dall’ambiente ai nostri alimenti, di contaminanti che possono alterare il funzionamento dei nostri ormoni .
«Questi contaminanti, i composti bromurati e fluorurati, oltre alle diossine, che sono segnalati da tempo dalle agenzie internazionali, possono a dosi molto alte e ad esposizioni molto lunghe, aumentare il rischio di tumori – dice – Tuttavia ci sono effetti sulla tiroide, sulla funzione riproduttive e sul sistema immunitario, mediati da alterazioni ormonali, che ci segnalano ben prima dell’avvento di un tumore, che qualcosa negli alimenti e nell’ambiente non funziona correttamente. Naturalmente per monitorare queste alterazioni servono studi integrati sull’ambiente e sulla popolazione».
Non siamo però tutti uguali, per cui, nei bambini e nelle donne in gravidanza la situazione è ben più delicata. L’equilibrio ormonale, in questi casi specifici, è critico, pertanto quel livello di esposizione o assunzione a un contaminante può rappresentare un vero rischio.
«Vorrei che i politici per mezz’ora provassero ad indossare gli occhi dei medico, cui guardare la situazione tragica di Taranto – ha proseguito Di Ciaula – i politici avrebbero dovuto far di più già negli ultimi vent’anni. Non l’hanno fatto fino ad ora ma è arrivato il momento che si decidano a cambiare strada.
Questo probabilmente potrebbe contribuire a trovare o pensare soluzioni che fino ad ora sono rimaste inattese. La situazione è tragica da decenni e ciò che più rattrista è che non si vedono prospettive di miglioramento perché fino ad oggi non sono state prospettate alternative sostenibili».
Nel pomeriggio, una tavola rotonda per discutere di economia e salute, dal presente al futuro.
«Siamo qui oggi per un senso di responsabilità nei confronti della nostra professione e dei cittadini di Taranto.- esordisce Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici.- Quelle dell’ambiente e della salute sono tematiche estremamente delicate, ma considero inaccettabile parlare di presente e futuro se i diritti dei cittadini sono così tanto in conflitto tra loro.
È impensabile che per il diritto al lavoro si debbano pagare dei costi così salati sul piano della salute. Non si può immaginare un futuro né prospettive di produttività in questo modo. La categoria dei medici- continua- cercherà di porre massima attenzione e considerazione su queste tematiche e sul rigore della ricerca. La cittadinanza ha il diritto di conoscere con assoluta trasparenza, cosa comporta un insediamento industriale sulla città, oggi e domani. – prima di congedarsi si rivolge ai cittadini- I medici di tutta Italia vi sono vicini e tifano per voi».
ilcorrieredelgiorno

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