sabato 26 ottobre 2013

Ilva: Regione Puglia e Arpa impugnano davanti al Tar il decreto «BalduzziClini»

Arpa e Regione Puglia impugnano al Tar del Lazio il decreto Clini-Balduzzi del 24 aprile scorso sulla valutazione del danno sanitario; il sub-commissario Ronchi sostiene che l’Ilva inquina molto meno che in passato; la Procura di Taranto chiude l’inchiesta sul disastro ambientale, valutando l’operato degli attuali responsabili del siderurgico.

Nell’acciaieria più grande d’Europa non c’è mai pace. Scosse di assestamento, dopo il terremoto dell’estate scorsa, si susseguono senza sosta, con il dubbio che il botto debba ancora avvenire.

TAR - Regione e Arpa ricorreranno al Tar del Lazio contro il decreto firmato dagli allora ministri Renato Balduzzi (Salute) e Corrado Clini (Ambiente) il 24 aprile scorso riguardo la valutazione del danno sanitario degli impianti industriali strategici, a partire dall’Ilva. «Alla Regione Puglia non piace quello che sta avvenendo - dichiara il governatore Nichi Vendola - e abbiamo dunque deciso di impugnare le linee guida interministeriali perché l'applicazione delle stesse ritarderebbe di anni l’intervento a tutela della salute e soprattutto neutralizzerebbe quella importante prescrizione che la Puglia è riuscita ad inserire nell’Aia 2, rilasciata a fine 2012, e che impone ad Ilva, ma non solo, di adeguarsi alle norme pugliesi in materia di valutazione del danno sanitario».

Per Vendola è «assolutamente necessario» impugnare il decreto perché «le linee guida statali prevedono metodologie che, pur se compatibili con quelle regionali, spostano di fatto molto in avanti nel tempo la soglia di intervento. Per esempio - spiega Vendola - volendo considerare la vicenda Ilva, mentre è già pronto lo studio regionale, e quindi è già possibile prevedere diminuzioni delle emissioni nocive per la salute, non si potrà effettuare quello statale prima di 3-4 anni, con considerevole ritardo nell'intervento a tutela della salute».ronchiIl sub commissario governativo ieri da Roma si è prodigato nel rassicurare i tarantini sulla bontà del lavoro svolto alla guida dell’Ilva e sui risultati ottenuti sul fronte delle emissioni. I dati del monitoraggio della qualità dell'aria «vanno decisamente meglio» e anche quelli sulle «polveri» ha detto Edo Ronchi.

«Ho ricevuto da Arpa Puglia - afferma Ronchi - i dati aggiornati sui rilievi dell'inquinante che più preoccupa: il benzo(a)pirene della stazione di rilevamento in via Macchiavelli nel quartiere Tamburi, confinante con la fabbrica. La media dei primi 8 mesi del 2013 -riferisce Ronchi- è di 0,15 nanogrammi al metro cubo (e di 0,10 negli ultimi 3 mesi), a fronte dell'obiettivo di legge per la qualità dell'aria pari a un nanogrammo al metro cubo, (quindi l'85% in meno del valore di norma)». Ronchi ricorda inoltre che anche per l'altro inquinante che preoccupa, le polveri, vi sono dati molto migliorati. «Da giugno a settembre - sottolinea - abbiamo registrato, sempre nella stazione Macchiavelli, un solo sforamento, 8 dall'inizio dell'anno, la legge consente fino a 35 sforamenti annui del valore massimo giornaliero di 50 nanogrammi al metro cubo, limite che molte citta' italiane non riescono a rispettare».

A replicare indirettamente a Ronchi è stato però il direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato secondo il quale «le misure ambientali adesso sono totalmente falsate dal fatto che ora c’è la chiusura di 6 batterie su 10 delle cokerie e quindi in qualche modo il dato ambientale è drogato. La valutazione sanitaria sulla base di dati ovviamente positivi, legati alla chiusura degli impianti - ha concluso - è priva di senso».

PROCURA - vagliare con molta attenzione l’operato degli attuali responsabili del siderurgico è il pool di magistrati guidato dal procuratore capo Franco Sebastio, dopo che sono giunte a Palazzo di città le relazioni di Noe, custodi giudiziari e Ispra, riportanti uno stato dell’arte tutt’altro che tranquillizzante. Sinora i reati ambientali sono stati contestati agli indagati con permanenza, cioè tutt’ora in corso e dunque in queste ore si sta valutando come procedere in vista della firma, attesa per lunedì, dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. D’altronde il 26 luglio del 2012, quando l’area a caldo dell’acciaieria fu sequestrata perché ritenuta fonte di malattie e morte per operai e cittadini, nel provvedimento furono usate dal gip Patrizia Todisco espressioni chiare, confermate sia dal tribunale del riesame che dalla Cassazione.

«Quando in gioco viene la salute dell’uomo il problema dei limiti emissivi - a cui Ronchi ieri ha fatto riferimento, ndr - non assume ovviamente un ruolo preponderante, dovendosi privilegiare qualsiasi tecnica disponibile che elimini il rischio sanitario per l’uomo, soprattutto quando, come in questo caso, essa (tecnica) appare chiaramente disponibile. Peraltro, non appare superfluo ricordare - scrisse il gip Todisco - che la maggior parte dei reati oggetto di contestazione rientra nella categoria dei reati di pericolo, i quali si realizzano allorché è accertata semplicemente l’esistenza di un rischio per la salute ed incolumità di più soggetti indeterminati (siano essi gli stessi lavoratori operanti all’interno dello stabilimento, ovvero gli abitanti delle aree a questo circostanti)».

Dodici mesi fa l’allora ministro Clini firmò, pur tra i documentati dubbi dei custodi giudiziari dello stabilimento riguardo la procedura seguito e il contenuto del provvedimento, la nuova autorizzazione integrata ambientale per l’Ilva. I parchi minerali attendono ancora di essere coperti (i lavori dovevano iniziare l’aprile scorso), le centraline per il rilevamento in continuo delle emissioni sono ancora un sogno da realizzare, le nuvole rosse (dovute allo slopping) continuano a colorare il cielo di Taranto. lagazzettadelmezzogiorno

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